Il termine “decrescita” e le conseguenti teorie, Serge Latouche e i suoi scritti*, sono sempre più conosciuti, citati e studiati come importanti spunti di riflessione in economia, ecologia e di riflesso anche in sociologia e politica. Vediamo in breve di cosa si tratta...
La diminuzione del livello materiale della nostra vita, all’interno del mondo industrializzato, è diventata una necessità: numerosi segnali della vita quotidiana di ognuno di noi ci portano a tale conclusione.
Tuttavia ciò non deve significare che dobbiamo dirigerci verso una crescita zero, ma bensì verso una crescita negativa, o decrescita, posto che si afferma l’impossibilità di una crescita infinita all’interno di un mondo finito, e di conseguenza l’impellenza di una bio-economia, ovvero di una concezione dell’economia che tenga conto della biosfera.
Il termine decrescita, è da sottolineare che non è da intendersi come uno stato stazionario dell’economia classica (il quale è comunque insostenibile), né come una regressione, né tanto meno come recessione o crescita zero. La decrescita incarna un altro tipo di economia, come riflesso di un’altra mentalità e altri stili di vita, una vera e propria teoria secondo la quale si prevede di abbandonare la crescita per la crescita, fine a se stessa, obiettivo di cui il motore non è altro che il puro e semplice profitto, innescato dai pochi detentori di capitale e le cui conseguenze si ripercuotono, invece, su di tutti in quanto sono disastrose per l’ambiente e la società intera.
Si tratta quindi di abbandonare la fede e il culto incondizionato della crescita, del progresso, del consumo e dello sviluppo, osannatti e mitizzati dalla società attuale come unica forma di benessere sociale, intriso di falsi valori.
Infatti, da un punto di vista puramente sociale, questa società della crescita non è auspicabile almeno per tre ragioni fondamentali: produce enormi disuguaglianze e ingiustizie; crea un benessere ampiamente illusorio; sviluppa una anti-società malata della sua ricchezza.
Quindi, oltre l’insostenibilità ambientale, esistono anche forti contraddizioni sociali prodotte dalla crescita e dai limiti del pianeta, ulteriore conferma dell’insostenibilità di questo sistema, sotto il profilo ecologico e sociale. Anzi, secondo Latouche, lo sviluppo economico non è affatto il rimedio ai problemi sociali ed ecologici che affliggono il pianeta, ma ne è bensì la causa primaria.
È necessaria quindi non solo una vera e propria riconversione dell’economia, ma dell’intero assetto sociale-valoriale della vita dell’uomo, il quale è oggi totalmente improntato sulla primaria importanza del settore economico e del profitto.
Proprio per questo, forse, più che di teoria della descescita, si dovrebbe parlare di slogan, di ideale, di scommessa in cui, coloro i quali hanno formulato una critica radicale dello sviluppo credono; volgendo il loro interesse verso un progetto alternativo per una politica del dopo-sviluppo, elaborando così una proposta alternativa per restituire spazio alla creatività e alla fecondità di un sistema di rappresentazioni dominato dal totalitarismo dell’economicismo, dello sviluppo e del progresso da rinnegare, anche in considerazione delle sue nefaste conseguenze nei paesi del Sud del mondo.
Subentra così la necessità di nuovi valori sociali, per cui bisogna ridurre la nostra crescita economica, per sostituirla con un altro concetto di cultura, felicità, benessere.
Una scommessa utopica? Forse sì…o forse no, anche perché la gestione dei limiti della crescita è ormai diventata una questione intellettuale e politica, trovando spazio all’interno di movimento più ampio di riflessione sulla bio-economia, sul dopo-sviluppo e sull’a-crescita, sancendo così il successo di questa critica, che partendo soprattutto dalla crisi ambientale, ma anche all’emergere della globalizzazione e delle sue ripercussioni sociali, ha portato ad approfondire le sue implicazioni sull’economia e sulla società attuale.
Infondo certe emergenze ambientali, sociali e umanitarie non possono più aspettare, quindi forse, stavolta, è giunto il momento che l’utopia diventi realtà, anche grazie all’incombere di cause di forza maggiore che ci obbligano a cogliere la palla al balzo.
E a Noi Piace Crederci!
* Breve trattato sulla decrescita serena, Bollati Boringhieri, Torino, 2008 e La scommessa della decrescita, Collana Bianca, Feltrinelli, Milano, 2007
Marta, Progetto Qore di Style
Consulenza Punti Vendita. Marketing, Web, Comunicazione, Allestimento Vetrine e Visual Merchandising.
martedì 7 dicembre 2010
Latouche & La Decrescita
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martedì 30 novembre 2010
Il Potere del Consum[Attore]
Come ricorderete, nei giorni scorsi abbiamo esaminato un caso particolare di influenza di tipo bottom-up, ovvero spinta dal "basso"... Il Consumatore non più utente passivo ma, al contrario, sempre più attivo, attento, informato e consapevole! Vediamo cosa ne pensa la nostra Marta!
Il caso di Carrotmob ci conferma l’importanza e la crescita del potere del consumatore e della opinione pubblica per riuscire a fare pressione sulle reali pratiche produttive del mondo del business.
In un contesto complesso, ricco e stimolante come quello moderno, infatti, il consumatore non è più un entità passiva e facilmente convincibile, ma un soggetto consapevole, informato, critico e dunque potente: è quello che Giampaolo Fabris nel suo libro Societing chiama “consum-attore”, ovvero il consumatore che passa da un ruolo di spettatore a quello di attore protagonista, il quale grazie alle nuove tecnologie ha acquistato un potere contrattuale notevole, sconosciuto in passato.
La tecnologia moderna si afferma quindi come l’arma più potente nelle mani del consumatore, non solo per potersi associare ad altri soggetti come lui, ma anche per evolversi in vero e proprio consum-attore e riuscire, in tal modo, a far sentire la propria voce, a far pervenire le proprie opinioni e necessità, individuali e collettive, verso il mondo delle decisioni esecutive.
Questa evoluzione fa sì che anche nell'acquisto si attuino nuovi processi, come riflesso di inediti bisogni sociali di aspettative, valori, idee e stili di vita.
In particolare sono proprio gli stili di vita che si stanno modificando e devono continuare a farlo, secondo una direzione che preveda scelte più consapevoli e mature, privilegiando significati, dimensioni simboliche e valori intangibili che potenzino e qualifichino maggiormente i prodotti, al di là delle fatiscenti apparenze.
Tra le richieste che emergono con forza c'è sicuramente la necessità di maggiori attenzioni e di più chiare informazioni sull'aspetto verde ed “eco” dell'economia, del mercato e del prodotto, come conseguenza di una sempre più diffusa consapevolezza del problema ambientale, per il quale il consum-attore sente il bisogno di sapere, conoscere e approfondire.
L'importanza di tale argomento è confermato da tutti gli studi sui consum-attori, che rivelano la preoccupazione per il divario tra aspettative e comportamenti delle imprese, in particolare proprio sugli aspetti collegati allo sviluppo economico sostenibile, a fronte di una pretesa di etica e trasparenza da parte delle aziende.
In particolare, i settori verso cui convergono maggiori aspettative da parte dei consum-attori sono quelli inerenti al bene comune e all'interesse pubblico, quali l'urbanistica e il sistema dell'organizzazione della città, i rifiuti e il loro smaltimento, l'edilizia, i trasporti pubblici, la viabilità, con ripercussioni sulla produzione e gestione delle aziende automobilistiche e di quelle produttrici e distributrici di energia.
Per quanto concerne invece una dimensione più privata, si guarda con preoccupazione e interesse alla produzione e all'impiego di detersivi, di pack e imballaggi, nonché all'impiego e allo smaltimento degli oggetti elettronici ed elettrodomestici.
Un altro settore è invece quello della grande distribuzione, in riferimento a supermercati e centri commerciali, ai quali è attribuita, tramite la possibilità di selezione di marche e prodotti ecologici, sfusi o poco inquinanti, una grande capacità di diffondere e orientare nell'acquisto i clienti verso nuovi comportamenti e pratiche virtuose inerenti al consumo quotidiano dei prodotti fondamentali e di prima necessità.
Tutto ciò conferma come il consum-attore esista davvero, il quale si dimostra quindi attento a queste problematiche e come, con le sue richieste, esercita delle reali pressioni in ambiti ben specifici sull'andamento ecologico di pratiche economiche, produttive, aziendali e civili.
Credibilità, rilevanza, differenziazione, efficacia del messaggio e verità: saranno dunque le parole d’ordine, i pilastri su cui le aziende dovranno edificare la loro futura eco-trasparenza.
A presto!
Marta, Progetto Qore di Style
Il caso di Carrotmob ci conferma l’importanza e la crescita del potere del consumatore e della opinione pubblica per riuscire a fare pressione sulle reali pratiche produttive del mondo del business.
In un contesto complesso, ricco e stimolante come quello moderno, infatti, il consumatore non è più un entità passiva e facilmente convincibile, ma un soggetto consapevole, informato, critico e dunque potente: è quello che Giampaolo Fabris nel suo libro Societing chiama “consum-attore”, ovvero il consumatore che passa da un ruolo di spettatore a quello di attore protagonista, il quale grazie alle nuove tecnologie ha acquistato un potere contrattuale notevole, sconosciuto in passato.
La tecnologia moderna si afferma quindi come l’arma più potente nelle mani del consumatore, non solo per potersi associare ad altri soggetti come lui, ma anche per evolversi in vero e proprio consum-attore e riuscire, in tal modo, a far sentire la propria voce, a far pervenire le proprie opinioni e necessità, individuali e collettive, verso il mondo delle decisioni esecutive.
Questa evoluzione fa sì che anche nell'acquisto si attuino nuovi processi, come riflesso di inediti bisogni sociali di aspettative, valori, idee e stili di vita.
In particolare sono proprio gli stili di vita che si stanno modificando e devono continuare a farlo, secondo una direzione che preveda scelte più consapevoli e mature, privilegiando significati, dimensioni simboliche e valori intangibili che potenzino e qualifichino maggiormente i prodotti, al di là delle fatiscenti apparenze.
Tra le richieste che emergono con forza c'è sicuramente la necessità di maggiori attenzioni e di più chiare informazioni sull'aspetto verde ed “eco” dell'economia, del mercato e del prodotto, come conseguenza di una sempre più diffusa consapevolezza del problema ambientale, per il quale il consum-attore sente il bisogno di sapere, conoscere e approfondire.
L'importanza di tale argomento è confermato da tutti gli studi sui consum-attori, che rivelano la preoccupazione per il divario tra aspettative e comportamenti delle imprese, in particolare proprio sugli aspetti collegati allo sviluppo economico sostenibile, a fronte di una pretesa di etica e trasparenza da parte delle aziende.
In particolare, i settori verso cui convergono maggiori aspettative da parte dei consum-attori sono quelli inerenti al bene comune e all'interesse pubblico, quali l'urbanistica e il sistema dell'organizzazione della città, i rifiuti e il loro smaltimento, l'edilizia, i trasporti pubblici, la viabilità, con ripercussioni sulla produzione e gestione delle aziende automobilistiche e di quelle produttrici e distributrici di energia.
Per quanto concerne invece una dimensione più privata, si guarda con preoccupazione e interesse alla produzione e all'impiego di detersivi, di pack e imballaggi, nonché all'impiego e allo smaltimento degli oggetti elettronici ed elettrodomestici.
Un altro settore è invece quello della grande distribuzione, in riferimento a supermercati e centri commerciali, ai quali è attribuita, tramite la possibilità di selezione di marche e prodotti ecologici, sfusi o poco inquinanti, una grande capacità di diffondere e orientare nell'acquisto i clienti verso nuovi comportamenti e pratiche virtuose inerenti al consumo quotidiano dei prodotti fondamentali e di prima necessità.
Tutto ciò conferma come il consum-attore esista davvero, il quale si dimostra quindi attento a queste problematiche e come, con le sue richieste, esercita delle reali pressioni in ambiti ben specifici sull'andamento ecologico di pratiche economiche, produttive, aziendali e civili.
Credibilità, rilevanza, differenziazione, efficacia del messaggio e verità: saranno dunque le parole d’ordine, i pilastri su cui le aziende dovranno edificare la loro futura eco-trasparenza.
A presto!
Marta, Progetto Qore di Style
venerdì 26 novembre 2010
Lo Straordinario Caso di Carrotmob!
Buongiorno a tutti! Oggi Vi presentiamo un caso veramente interessante e di particolare rilievo Etico e Sociale! Grazie a Marta, la nostra new entry nel team di Qore di Style, che ha scovato questo caso di eccellenza... Grande Marta! Che partenza in grande... Style!
Carrotmob è un’organizzazione nonprofit che nasce a partire dal 2008 a San Francisco, con lo scopo di aumentare, rendere consapevoli e far esercitare alle persone il loro reale potere di influenza sui vari processi di acquisto e consumo, in favore della sostenibilità.
L’idea è semplice, ma estremamente innovativa e potente: coordinando dei movimenti che si possono intendere come l’esatto opposto dei boicottaggi, Carrotmob organizza delle vere e proprie “campagne d’acquisto” presso luoghi, ditte e negozi che si dimostrano meritevoli perché seguono una serie di pratiche virtuose per l’ambiente e dunque per la società.
Il nome è ispirato al vecchio detto popolare che fa riferimento all’uso delle “buone” (ossia la carota) con il quale, spesso, si ottengono risultati migliori che con le “cattive” o il bastone (ovvero il boicottaggio).
In base a questa filosofia, il loro credo è quello di ritenere che, in tal modo, le imprese produttrici, a seguito di queste espressioni di consenso, e quindi di guadagno, saranno incentivate ad attuare una serie di pratiche sostenibili, raggiungendo così un beneficio globale.
I risultati si prevede infatti siano positivi per tutti: per le aziende che guadagnano, per i consumatori che acquisteranno un prodotto etico, ma soprattutto per l’ambiente, e quindi di conseguenza per l’universalità.
Ecco in breve i 5 punti cardine, le 5 fasi logiche implicate, che stanno alla base dell’iniziativa:
1. il mondo del business compete con la produzione di tutti i beni immessi nel mercato;
2. i consumatori scelgono uno o più settori del business che vogliono premiare e ricompensare;
3. i consumatori supportano questo settore tramite i loro acquisti;
4. in tal modo il business più responsabile si arricchisce;
5. i consumatori comprano prodotti che comunque avrebbero comprato, ma organizzandosi e agendo secondo questo sistema, riescono anche a cambiare il mondo!!!
La chiave del successo di Carrotmob infatti sembra essere proprio questa: a differenza di altri metodi che si caratterizzano per il loro aspetto negativo, come il boicottaggio, per cui è difficile convincere e soprattutto coinvolgere la gente, la filosofia che sta alla base di questo movimento è percepita come semplice e immediata, ma soprattutto si presta a essere sviluppata in termini positivi e quindi facilmente accettabili e attuabili da tutte le tipologie di consumatori.
La logica implicata in Carrotmob non fa quindi una piega, e speriamo che questo network di persone che vogliono che le loro spese facciano la differenza, si diffonda sempre più e arrivi presto anche in Italia!
Se Vi va andate a vederVi questo video [consigliato]
Marta, Progetto Qore di Style
Carrotmob è un’organizzazione nonprofit che nasce a partire dal 2008 a San Francisco, con lo scopo di aumentare, rendere consapevoli e far esercitare alle persone il loro reale potere di influenza sui vari processi di acquisto e consumo, in favore della sostenibilità.
L’idea è semplice, ma estremamente innovativa e potente: coordinando dei movimenti che si possono intendere come l’esatto opposto dei boicottaggi, Carrotmob organizza delle vere e proprie “campagne d’acquisto” presso luoghi, ditte e negozi che si dimostrano meritevoli perché seguono una serie di pratiche virtuose per l’ambiente e dunque per la società.
Il nome è ispirato al vecchio detto popolare che fa riferimento all’uso delle “buone” (ossia la carota) con il quale, spesso, si ottengono risultati migliori che con le “cattive” o il bastone (ovvero il boicottaggio).
In base a questa filosofia, il loro credo è quello di ritenere che, in tal modo, le imprese produttrici, a seguito di queste espressioni di consenso, e quindi di guadagno, saranno incentivate ad attuare una serie di pratiche sostenibili, raggiungendo così un beneficio globale.
I risultati si prevede infatti siano positivi per tutti: per le aziende che guadagnano, per i consumatori che acquisteranno un prodotto etico, ma soprattutto per l’ambiente, e quindi di conseguenza per l’universalità.
Ecco in breve i 5 punti cardine, le 5 fasi logiche implicate, che stanno alla base dell’iniziativa:
1. il mondo del business compete con la produzione di tutti i beni immessi nel mercato;
2. i consumatori scelgono uno o più settori del business che vogliono premiare e ricompensare;
3. i consumatori supportano questo settore tramite i loro acquisti;
4. in tal modo il business più responsabile si arricchisce;
5. i consumatori comprano prodotti che comunque avrebbero comprato, ma organizzandosi e agendo secondo questo sistema, riescono anche a cambiare il mondo!!!
La chiave del successo di Carrotmob infatti sembra essere proprio questa: a differenza di altri metodi che si caratterizzano per il loro aspetto negativo, come il boicottaggio, per cui è difficile convincere e soprattutto coinvolgere la gente, la filosofia che sta alla base di questo movimento è percepita come semplice e immediata, ma soprattutto si presta a essere sviluppata in termini positivi e quindi facilmente accettabili e attuabili da tutte le tipologie di consumatori.
La logica implicata in Carrotmob non fa quindi una piega, e speriamo che questo network di persone che vogliono che le loro spese facciano la differenza, si diffonda sempre più e arrivi presto anche in Italia!
Se Vi va andate a vederVi questo video [consigliato]
Marta, Progetto Qore di Style
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Cultura,
Green Economy,
Life
mercoledì 24 novembre 2010
Sincerità e Trasparenza per il Proprio Brand Online
Buongiorno a tutti! Ecco un breve ma conciso parere/consiglio sulla gestione del proprio Brand Personale...
Vi riportiamo integralmente il contenuto di una nota della pagina di Samsung Italia.
Si tratta di 3 pilastri sui quali si regge ogni strategia di Personal Branding per gestire al meglio e soprattutto in maniera coerente la propria Online Reputation:
1) Non fingere di essere chi non si è...
2) Non fare false promesse (o comunque non comunicare “overpromising”),
3) Non essere né troppo invadente né troppo assente.
Attenti quindi al vostro "naso virtuale" perchè potrebbe allungarsi fino a sconfinare nell'ambiente reale, di ogni giorno...
[fonte foto]
Nella nota si riassume il tutto con un'unica frase: BE(lieve) in YOU(rself)!
Trovato qui!
Progetto Qore di Style
Vi riportiamo integralmente il contenuto di una nota della pagina di Samsung Italia.
Si tratta di 3 pilastri sui quali si regge ogni strategia di Personal Branding per gestire al meglio e soprattutto in maniera coerente la propria Online Reputation:
1) Non fingere di essere chi non si è...
2) Non fare false promesse (o comunque non comunicare “overpromising”),
3) Non essere né troppo invadente né troppo assente.
Attenti quindi al vostro "naso virtuale" perchè potrebbe allungarsi fino a sconfinare nell'ambiente reale, di ogni giorno...
[fonte foto]
Nella nota si riassume il tutto con un'unica frase: BE(lieve) in YOU(rself)!
Trovato qui!
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